L'acidità gastrica è un disturbo caratterizzato dalla produzione eccessiva di acido cloridrico nello stomaco, che può causare irritazione della mucosa gastrica. Il reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici acidi risalgono dallo stomaco verso l'esofago, causando infiammazione e fastidio. Questo meccanismo è dovuto al malfunzionamento del cardias, la valvola che separa stomaco ed esofago.
I sintomi principali includono bruciore di stomaco (pirosi), rigurgito acido, dolore epigastrico, sensazione di nodo alla gola e talvolta tosse secca. Questi disturbi possono manifestarsi soprattutto dopo i pasti o durante la notte quando si è in posizione supina.
Sul mercato italiano sono disponibili diverse categorie di farmaci per il trattamento dell'acidità gastrica:
Gli IPP vanno generalmente assunti a stomaco vuoto, 30 minuti prima del pasto principale, con dosaggi che variano da 20 a 40 mg al giorno. Gli antiacidi possono essere utilizzati al bisogno dopo i pasti. È importante considerare le possibili interazioni farmacologiche, particolarmente con anticoagulanti e alcuni antibiotici, consultando sempre il farmacista o il medico curante.
I disturbi della motilità gastrointestinale comprendono condizioni come la gastroparesi, caratterizzata da un rallentato svuotamento gastrico, e la dispepsia funzionale, che causa difficoltà digestive senza cause organiche evidenti. Questi disturbi compromettono il normale transito del cibo attraverso il sistema digestivo, causando accumulo di contenuto gastrico e sintomi debilitanti.
I sintomi più comuni includono nausea persistente, episodi di vomito, senso di pienezza precoce durante i pasti, gonfiore addominale e dolore epigastrico. Spesso i pazienti riferiscono una sensazione di "stomaco fermo" e difficoltà a completare i pasti normali.
I farmaci procinetici stimolano la motilità gastrica e facilitano lo svuotamento dello stomaco. In Italia sono disponibili:
I procinetici sono indicati nei casi di gastroparesi diabetica, dispepsia funzionale e disturbi della motilità post-operatori. Il trattamento dovrebbe essere limitato nel tempo, generalmente non superiore alle 4 settimane consecutive, e sempre sotto controllo medico. La posologia varia in base al farmaco scelto e alla gravità dei sintomi, con dosaggi che vanno da 10 a 30 mg al giorno, suddivisi prima dei pasti principali.
La diarrea rappresenta uno dei disturbi intestinali più comuni e può manifestarsi in diverse forme. La diarrea acuta, che dura meno di due settimane, è spesso causata da infezioni virali, batteriche o parassitarie, intossicazioni alimentari o stress. La diarrea cronica, invece, persiste oltre le quattro settimane e può indicare patologie più complesse come sindrome dell'intestino irritabile, malattie infiammatorie croniche o intolleranze alimentari. È importante distinguere tra diarrea infettiva, caratterizzata spesso da febbre e dolori addominali intensi, e diarrea funzionale, legata principalmente a disturbi della motilità intestinale.
Il panorama farmaceutico italiano offre diverse soluzioni per il trattamento della diarrea. Il loperamide, disponibile come Imodium o Dissenten, rappresenta il farmaco di prima scelta per rallentare la motilità intestinale. Il racecadotril (Tiorfix) agisce invece riducendo la secrezione di acqua nell'intestino. I probiotici sono fondamentali per ripristinare l'equilibrio della flora intestinale:
Durante episodi diarroici, la reidratazione è cruciale per prevenire complicazioni. Dicodral e Polase forniscono elettroliti essenziali per compensare le perdite. È importante consultare immediatamente il medico in presenza di sangue nelle feci, febbre alta, disidratazione severa o se i sintomi persistono oltre 48 ore negli adulti o 24 ore nei bambini.
La stitichezza colpisce circa il 15% della popolazione italiana e può essere occasionale o cronica. Le cause principali includono dieta povera di fibre, scarsa idratazione, sedentarietà, stress e alcuni farmaci. La stitichezza occasionale è spesso legata a cambiamenti temporanei nelle abitudini o viaggi, mentre quella cronica può indicare disturbi funzionali più complessi o patologie sottostanti che richiedono approfondimento medico.
Il trattamento farmacologico della stitichezza prevede diverse categorie di lassativi. I lassativi osmotici come il macrogol (Movicol, Selg-Esse) richiamano acqua nell'intestino ammorbidendo le feci. I lassativi stimolanti come bisacodile e senna stimolano direttamente la peristalsi intestinale. I lassativi di massa e emollienti includono:
Il trattamento della stitichezza dovrebbe iniziare sempre con modifiche dello stile di vita: aumentare l'assunzione di fibre, bere almeno 2 litri di acqua al giorno e praticare attività fisica regolare. Solo successivamente si può ricorrere ai lassativi, iniziando con quelli più delicati e utilizzandoli per il minor tempo possibile per evitare dipendenza.
La sindrome dell'intestino irritabile è un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale caratterizzato da sintomi cronici e ricorrenti che compromettono significativamente la qualità di vita. I pazienti presentano tipicamente sintomi alternanti che includono episodi di diarrea, periodi di stitichezza e dolore addominale crampiforme, spesso accompagnati da gonfiore e meteorismo. La diagnosi di IBS si basa sui criteri di Roma IV, che richiedono la presenza di dolore addominale ricorrente almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, associato a modificazioni della frequenza e della forma delle evacuazioni.
Il trattamento farmacologico dell'IBS varia in base al sottotipo predominante. Gli antispastici rappresentano la prima linea terapeutica, con il Pinaverio bromuro (Dicetel) e la Trimebutina che agiscono sulla motilità intestinale riducendo gli spasmi. Per i pazienti con IBS a predominanza diarroica (IBS-D), l'Eluxadolina offre un'opzione terapeutica mirata. I probiotici specifici per IBS, contenenti ceppi come Bifidobacterium infantis e Lactobacillus plantarum, contribuiscono al riequilibrio del microbiota intestinale.
L'approccio terapeutico dell'IBS richiede una strategia multidisciplinare. La dieta a basso contenuto di FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) ha dimostrato efficacia nel ridurre i sintomi in molti pazienti. Le tecniche di gestione dello stress, inclusi rilassamento, mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale, sono fondamentali considerando la stretta correlazione tra asse intestino-cervello e sintomatologia dell'IBS.
La nausea e il vomito rappresentano sintomi comuni che possono derivare da diverse eziologie. La cinetosi, o mal di viaggio, è causata dal conflitto tra le informazioni sensoriali provenienti dall'orecchio interno, dagli occhi e dai propriocettori durante il movimento. Altre cause frequenti includono la nausea post-operatoria, conseguente agli effetti residui dell'anestesia, e la nausea iatrogena indotta da farmaci come chemioterapici, oppioidi o antibiotici.
Il panorama terapeutico antiemetico in Italia offre diverse opzioni farmacologiche specifiche per ogni situazione:
La prevenzione del mal di viaggio include strategie comportamentali come fissare l'orizzonte, evitare la lettura durante il movimento e mantenere una buona ventilazione. Gli antiemetici devono essere utilizzati secondo indicazioni specifiche: il dimenidrinato va assunto 30-60 minuti prima del viaggio, mentre l'ondansetron è riservato a casi di nausea severa. Tra i rimedi naturali complementari, il zenzero ha dimostrato efficacia scientificamente provata nel ridurre la nausea, particolarmente utile in gravidanza e nella cinetosi lieve.